Aranciata
L’uomo aveva un grande cuore, e amava sua moglie e le sue due figlie, tanto che non poteva sopportare in loro la minima sofferenza. Le circondava di cure e affetto, e non faceva mai mancare niente in casa. Così anche loro lo amavano.
L’uomo non poteva lamentarsi.
Ma una cosa che l’uomo proprio non sopportava era la vista del sangue, e un giorno disse al suo cervello, per scherzo: – Ascolta: tutte le volte che il sangue si troverà di fronte ai miei occhi, fammi un favore, sostituiscilo con aranciata. –
Il cervello fu divertito da questa battuta. Poi pensò: – Perché no? Solo un piccolo aggiustamento, una minima difesa, per consentirgli di vivere più tranquillo. In fondo se lo merita. –
– Non preoccuparti, amico mio, sarà un gioco da ragazzi. –
Prima di tutto il cervello dispose che l’uomo si dimenticasse di aver fatto questa bizzarra richiesta, dopo di che si mise all’erta. Quella sera però, non successe nessun fatto di sangue.
La mattina seguente l’uomo si stava facendo la barba davanti allo specchio del bagno, quando accidentalmente si tagliò sotto il mento. Il cervello prontamente elaborò l’informazione e sostituì la percezione visiva della goccia di sangue con quella di una goccia di aranciata e l’immagine del taglio a quella della pelle liscia.
Allora l’uomo si chiese se avesse già fatto colazione, e il cervello gli disse sì, che aveva bevuto l’aranciata prima di andare in bagno. Gli disse che si era svegliato con una sete incredibile.
L’uomo si chiese poi se non si fosse già lavato il viso, e il cervello gli disse no, che doveva ancora lavarselo.
L’uomo si domandò cosa fosse quel bruciore, cosa avessero messo nell’aranciata. Il cervello se n’era dimenticato. Riparò in gran fretta all’errore, escludendo la percezione di quel dolore.
L’uomo terminò di farsi la barba ed uscì dal bagno soddisfatto. Non aveva sospettato di nulla. Avvertiva solo un sottile, impalpabile senso di disagio, di straniamento. Gli sembrò di avere ancora fame, ma chissà come, la sensazione di vuoto allo stomaco svanì immediatamente.
Il cervello pensò che dopotutto non sarebbe stato così facile.
Si accorse che dopo aver introdotto quel piccolo cambiamento sarebbe stato costretto ad effettuare molte più correzioni di quelle che si aspettava, per mantenere una plausibile concatenazione causale, la coerenza della realtà.
Tuttavia si ricordava bene le parole del suo padrone e non si scoraggiò. Siccome per niente al mondo l’avrebbe deluso, accettò la sfida e si fece forza, sobbarcandosi il grande impegno. Alla fine l’uomo sarebbe stato più felice. Anche i cervelli hanno un cuore.
Più passavano i giorni, più il lavoro da fare era veramente grosso, ma ogni volta riuscì, senza che l’uomo avesse il minimo sospetto. L’unico effetto collaterale era quello strano senso di disagio dell’uomo, ma dopo un po’ il cervello diventò abbastanza bravo da riuscire a togliere anche quello. Ormai il cervello era impegnato a tempo pieno in questa ricostruzione continua.
Quattro anni dopo, l’uomo era seduto a tavola con la sua famiglia, per la colazione. Guardò la moglie provando gli stessi sentimenti di quand’erano ragazzi, e ancora una volta il suo cuore si riempì di gioia nel vedere la sua famiglia raccolta, nel momento della giornata che preferiva. Sorrise. – Come siete silenziose, questa mattina. –
E sorridendo, si perse negli occhi marroni di lei.
L’uomo non sentì le voci, fuori dalla porta d’ingresso.
Non sentì gli altri uomini, sfondare la porta a calci.
Il pavimento della sala era invaso dal sangue, un disegno rosso che proseguiva sui divani e sulle pareti.
I poliziotti si introdussero nell’appartamento con le armi spianate. I cadaveri della donna e delle bambine erano riversi sul cotto della grande cucina. Un uomo era seduto solo, a tavola, e parlava sorridendo e sorseggiando un bicchiere pieno di sangue.
– Non bevete la vostra aranciata? – disse rivolto alle ragazzine- – Su, che poi le vitamine spariscono. –
Nessuna rispose. Guardavano avanti, nel vuoto.
L’uomo corrugò la fronte, dubbioso. Allora il cervello si decise ad intervenire, e la bellissima moglie dell’uomo sorrise un poco, accomodandosi sulla sedia e prendendo in mano il bicchiere. – Ho dormito poco, amore… sai, il mal di schiena. –
– Dovresti fare qualcosa per quel dolore, Carla. Ci sarà pure un modo per farlo passare… –
Per farlo passare per sempre.
© 2001 Stefano Wo
di stefanowo | 02/02/2004