Wolverine vs Magneto
Logan credeva di avere ancora qualche giorno, di poter concentrare tutte le sue energie sul lavoro che aveva da compiere. Aveva fatto male i suoi calcoli.
Mentre camminava la neve aveva già ricoperto le strade del suo manto bianco e continuava a scendere, stavolta più veloce, più pesante della settimana prima. Non sarebbe stato un soffice rifugio, ora. No. Non avrebbe calmato ancora il suo dolore, ricoprendo il passato, permettendo ai suoi occhi di riposare. Stavolta toccava a lui.
Logan camminava piano lungo la strada ai margini del Bosco Verde, nella periferia, e sentiva nell’aria l’elettricità. Avvertiva la presenza di Magneto. Nelle ossa. Nel suo scheletro di metallo.
Un anno prima. Da qualche parte, nel bosco, un cerchio di fuoco. Una promessa alle Fiamme. Le parole pronunciate dal destino attraverso denti stretti in una morsa d’acciaio. Mentre Magneto la portava via, con quel suo sorriso di potere. Mentre Wolverine abbassava la testa, il volto illuminato dal fuoco ed il fuoco negli occhi, immobilizzato da un campo magnetico più forte di lui, quasi incapace di respirare.
Il fuoco che non aveva potuto attraversare, anche prima che arrivasse il suo nemico di sempre. Altro piccolo effetto collaterale di una struttura ossea che conduceva il calore. E quelle fiamme erano l’Urlo di Lei, grido silenzioso e soprannaturale di cuore mutante, anello di distruzione per proteggersi, per proteggerlo. Impedendogli di salvarla.
Wolverine lo vide, sagoma nera sullo sfondo di neve. I loro occhi si incrociarono, gli artigli scattarono aprendo ancora una volta le ferite sulle nocche, un dolore che ormai faceva parte di sè. E molto lentamente, con un leggero stridore, cominciarono ad allargarsi. Allargarsi. Solo un avvertimento.
E Logan tremò. Non per il dolore lancinante agli arti. Non per la paura, sapeva che non sarebbe stato ucciso: Magneto amava il potere, e Wolverine era l’unico essere di cui lui poteva avere il controllo totale. Il solo fatto di poterlo uccidere quando voleva non avrebbe fermato Wolverine. Magneto poteva controllare anche i suoi movimenti e questo, per Logan, significava la massima sfida alla sua fiducia in sé stesso.
No, non la paura del dolore: sarebbe morto, per lei. Quegli artigli che si incrinavano lateralmente trasmettevano a Logan un messaggio preciso, conosciuto: era stato tutto inutile. Tutti i suoi sforzi per diventare più forte, la sua ricerca e la sua crescita interiore distillata dolorosamente dalla solitudine. La sfida più grande. Su quel messaggio c’era scritto che non l’avrebbe mai più riavuta con sé, perché Logan era troppo debole.
Magneto scomparve. Wolverine era svuotato, tremante, il suo potere quasi devitalizzato, non tanto dallo sforzo, ma dal fatto che aveva quasi smesso di crederci.
Si inginocchiò affondando i pugni nella neve. Lentamente, le ferite alle mani cominciarono a rimarginarsi.
© 2001 Stefano Wo
di stefanowo | 02/02/2004