30/01/2004

Houdini

Ha intrappolato un dolore alla base dello stomaco. I muscoli del volto sono contratti e gli è sembrato impossibile trasmettere la minima emozione. Non ha voluto sentirlo e il dolore è diventato un crampo, il formicolio si è trasmesso a tutto il corpo, simulazione di una paralisi irreversibile.
In ogni parola ha spremuto il limone della sua tristezza che non voleva assaggiare. Si è reso conto che così non poteva andare avanti. Ha raddrizzato le spalle e provato a sentirsi male in modo autentico ma non c’era niente di autentico, solo paralisi e imbarazzo e colpa e paura. Ha avuto la netta sensazione di essersi incatenato in una cassa sommersa, un novello Houdini dimentico di essere in un gioco da lui preparato e nella condizione di isolamento la sua mente aveva creato un mondo illusorio in cui potesse vivere, lontano dal dolore. Ora il dolore lo colpiva nel mezzo dello stomaco come un’animale che si contorcesse nelle sue viscere. Doveva spostarlo. Doveva farlo salire su, fino nel petto, dove il respiro lo avrebbe riempito e trasformato in rabbia e trasformato in forza e amore e avrebbe spezzato le catene e avrebbe aperto gli occhi e avrebbe urlato nell’acqua e il suo urlo si sarebbe sentito anche fuori dalla vasca dove tutti gli spettatori si erano ormai stufati di stare a guardare e se ne stavano andando dove una ragazza bionda con occhi luminosi come un cielo d’estate aveva abbassato le ciglia schiacciando tra esse una lacrima e si sarebbe girata per andarsene e altre persone continuavano a parlare parlare parlare e gli riempivano la testa di parole parole e gli chiedevano favori favori ed erano tutti buoni buoni e infondo lo avrebbero lasciato annegare annegare e lui scendeva e il dolore ora era nel petto e si chiamava amore e l’universo urlava non andare via e la vita aveva il nome di una donna ma non c’era vento sott’acqua e le sue parole non attraversavano lo spazio solo spremute di limone bruciavano la pelle e tutto era già ricordo ma il ricordo si confondeva col presente e il tempo era una morsa d’acciaio che stringeva la gola bruciata svegliarsi doveva svegliarsi ma non riusciva a aprire gli occhi se solo avesse avuto la forza si sarebbe liberato ma aveva paura di sentire quel dolore non poteva No.
OOOOOOO |||||||| -------- ’’’’’’’’
© 2000 Stefano Wo di stefanowo | 30/01/2004
Invia ad un amico
Commenta: